Home > PAC post 2020 > Le valutazioni ex post come ponte tra i PSR 2014-2022 e la PAC post 2027
agricoltura
Valutazione

Le valutazioni ex post come ponte tra i PSR 2014-2022 e la PAC post 2027

La Rete PAC presenta le riflessioni e le prospettive emerse dalle sue ultime esperienze in tema di rafforzamento della cultura valutativa.

In un contesto caratterizzato da incertezze sul peso della PAC nel futuro ciclo di programmazione, le valutazioni ex post, che entro l'anno accompagneranno la chiusura definitiva dei Programmi 2014-2022 finanziati dal FEASR, rappresentano strumenti fondamentali per orientare le politiche agricole e rurali, presenti e future. Esse possono inoltre contribuire a rafforzare la costruzione di un quadro valutativo e di governance unitario, capace di ricondurre i processi di valutazione della PAC entro una prospettiva nazionale condivisa, sotto il coordinamento del MASAF. L'incontro della Rete PAC (progetto esecutivo della Rete PAC CR01.03 "GoVal!") che si è svolto a Roma il 26 e 27 maggio 2026 ha rappresentato un importante momento di riflessione su funzioni, obiettivi e contesti operativi degli esercizi di valutazione ex post avviati per i 21 PSR regionali e i 2 programmi nazionali (il Programma Rete Rurale Nazionale e il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale) della programmazione 2014-2022.

L'incontro ha coinvolto 61 partecipanti tra Autorità di gestione (AdG), valutatori indipendenti dei Programmi 2014-2022, del PSP 2023-2027 e dei Complementi regionali per lo Sviluppo Rurale (CSR), esperti dei Nuclei per le Politiche di Coesione (NUPC), ricercatori e accademici. Configurata come spazio di confronto, informazione, riflessione e apprendimento collettivo, l'iniziativa ha perseguito diversi obiettivi:

  • rafforzare la cultura della valutazione come strumento di apprendimento e miglioramento delle politiche, non solo di rendicontazione;
  • accrescere la consapevolezza del valore politico e strategico delle valutazioni ex post 2014-2022;
  • promuovere una lettura delle valutazioni ex post in chiave nazionale unitaria;
  • riflettere su "come e in che misura" le evidenze valutative abbiano influenzato (o possano influenzare) le scelte di policy;
  • avviare un confronto su temi e modalità di sintesi per rendere le valutazioni ex post realmente utilizzabili nella programmazione PAC post‑2027;
  • favorire il confronto con l'esperienza della politica di coesione, che ha già concluso le proprie valutazioni ex post.

Nelle due giornate, la discussione è stata orientata da un interrogativo di fondo: "La valutazione ex post può essere posta nelle condizioni di risultare utile e di essere effettivamente utilizzata?"

Il processo di valutazione ex post

La valutazione ex post trova il proprio fondamento nell'impianto normativo europeo che ha disciplinato l'intero periodo di programmazione. In particolare, il Regolamento (UE) 1303/2013, all'articolo 54, ha introdotto l'obbligo per le Autorità di Gestione di predisporre un Piano di Valutazione e di utilizzare i risultati valutativi per sostenere i processi decisionali. Il Regolamento (UE) 1305/2013, agli articoli 67, 68 e 76-79, ha definito il sistema di monitoraggio e valutazione dello sviluppo rurale, stabilendo che la valutazione dovesse accompagnare l'intero ciclo di programmazione, dall'avvio fino alla sua conclusione. Il Regolamento (UE) 808/2014 ha poi disciplinato le modalità operative del sistema di monitoraggio, mentre il Regolamento delegato (UE) 834/2014 ha definito il quadro degli indicatori comuni necessari per la misurazione dei risultati.

Con l'avvicinarsi della chiusura definitiva della programmazione, il Regolamento (UE) 2220/2020, che ha introdotto il periodo transitorio della PAC, ha anche confermato l'obbligo di realizzare una valutazione ex post entro il 2026, al fine di fornire alla Commissione europea (CE) una valutazione complessiva dei risultati conseguiti.

In questo contesto, il MASAF e le Regioni/Province Autonome hanno affidato le valutazioni ex post dei propri programmi, con l'obiettivo di comprendere in che misura gli interventi abbiano contribuito ai cambiamenti osservati nei territori, nei beneficiari e nei settori interessati. 
L'esercizio di valutazione ex post dovrà concludersi entro l'anno "assommando" tutte le evidenze sui risultati e sugli impatti dei programmi. La complessità di questo esercizio deriva dalla pluralità di dimensioni (economiche, ambientali, sociali, territoriali...)  che la valutazione è chiamata a considerare. 

Sulla base del Quadro comune di monitoraggio e valutazione della PAC 2014-2022, infatti, i valutatori indipendenti dovranno rispondere a 30 quesiti valutativi (Common Evaluation Questions - CEQs) che riguardano sia le priorità e focus area dei programmi sia aspetti trasversali (sinergie tra interventi, assistenza tecnica e ruolo delle reti rurali nazionali) fino ad arrivare agli obiettivi dell'UE in materia di occupazione, competitività, innovazione e ambiente. La valutazione ex post deve quindi integrare livelli diversi di analisi e utilizzare differenti tipologie di indicatori, passando dall'osservazione degli output e dei risultati immediati fino alla stima degli impatti di lungo periodo. 

In effetti il patrimonio metodologico disponibile per la valutazione ex post è andato progressivamente consolidandosi grazie alle linee guida elaborate dalla CE, dall'EU CAP Network attraverso l'European Evaluation Helpdesk for the CAP e dalla Rete Rurale Nazionale. Tuttavia, la disponibilità di strumenti metodologici non garantisce automaticamente la produzione di valutazioni utili e utilizzabili. Ciò che appare determinante è, piuttosto, la capacità di costruire domande valutative chiare e pertinenti, selezionare adeguatamente gli ambiti di approfondimento e interpretare le evidenze alla luce delle specificità del contesto.

Fonte: Rete PAC
Fonte: Rete PAC

Ruolo della valutazione ex post

In Italia le valutazioni ex post dei PSR 2014-2022 rappresentano l'ultimo esercizio valutativo completamente regionalizzato e costituiscono una fonte preziosa per comprendere risultati, limiti e traiettorie di cambiamento delle politiche agricole e di sviluppo rurale italiane.

Particolarmente interessanti sono i risultati di una survey condotta di recente dalla Rete PAC presso l'AdG nazionale e presso le AdG regionali. Tutte le amministrazioni hanno avviato il percorso di valutazione ex post, ma evidenziano anche una significativa eterogeneità tanto nella definizione dei rispettivi disegni valutativi quanto nelle modalità operative adottate. Accanto agli obblighi derivanti dal quadro regolamentare, molte amministrazioni hanno infatti scelto di sviluppare approfondimenti specifici dedicati a temi ritenuti strategici, quali innovazione, ambiente, LEADER e AKIS. Il fatto che numerose Regioni abbiano contestualmente avviato i processi di valutazione relativi ai CSR 2023-2027 dimostra una continuità operativa tra la chiusura della programmazione precedente e l'attuazione della nuova programmazione. 

Nonostante il rischio che la valutazione fosse percepita come un mero adempimento formale, negli anni si è progressivamente rafforzata la consapevolezza del ruolo che la valutazione può svolgere nell'accompagnare le politiche, supportarne l'attuazione e dimostrarne gli effetti. In particolare, il Piano di Valutazione (PdV) è ampiamente riconosciuto come uno strumento che ha contribuito a sviluppare una domanda valutativa più articolata e specifica, favorendo la realizzazione di approfondimenti tematici e, indirettamente, anche di modalità di lavoro più partecipative e orientate al coinvolgimento degli stakeholder.

È inoltre emerso che oggi le valutazioni sono molto più utilizzate rispetto al passato. Le evidenze prodotte non sono più impiegate soltanto per adempiere agli obblighi regolamentari, ma entrano progressivamente nei processi di programmazione, nelle revisioni dei programmi, nell'attuazione degli interventi e nelle attività di comunicazione. È aumentato il numero dei soggetti che utilizzano i risultati delle valutazioni e si è rafforzata la loro diffusione all'interno delle amministrazioni, contribuendo a consolidare una cultura della valutazione maggiormente orientata all'apprendimento e al miglioramento delle politiche. 

Permane, tuttavia, una sfida particolarmente rilevante per il futuro: riuscire a integrare nella valutazione ex post le conoscenze prodotte durante l'intero ciclo programmatorio. L'esigenza non è soltanto quella di misurare risultati e impatti, ma soprattutto di comprendere cosa sia stato realmente realizzato, come abbiano funzionato gli interventi e quali insegnamenti possano essere tratti per il futuro. 

Un'ulteriore sfida riguarda l'integrazione tra livello nazionale e regionale. Le programmazioni passate hanno evidenziato criticità legate alla frammentazione organizzativa e alla debole connessione tra programmazione, attuazione e valutazione. Con il Piano Strategico della PAC 2023-2027 si avvia un modello più integrato, fondato su una governance multilivello che rafforza il coordinamento tra Ministero, Regioni, AdG e valutatori. In questa prospettiva, le valutazioni regionali possono contribuire alla costruzione di una lettura nazionale condivisa, favorendo una maggiore circolarità tra monitoraggio, valutazione e processi decisionali.

In tale contesto, le valutazioni ex post rappresentano un'opportunità per rielaborare criticamente l'esperienza maturata, rafforzare la capacità delle istituzioni di apprendere dalle politiche attuate e orientare le politiche future attraverso un uso più consapevole delle evidenze valutative.

Fonte: Rete PAC
Fonte: Rete PAC

Risultati in funzione dell'utilizzo delle valutazioni

Le evidenze emerse dalle esperienze presentate dalle amministrazioni e dai valutatori nel corso dell'incontro del 26 e 27 maggio hanno consentito di calare le riflessioni metodologiche in contesti operativi concreti, mettendo in luce sia i progressi compiuti sia le criticità ancora presenti. Nel corso della programmazione 2014-2022, la funzione valutativa ha attraversato una fase di progressiva maturazione. L'introduzione dei PdV, il consolidamento delle relazioni tra AdG e valutatori indipendenti, la diffusione di valutazioni tematiche e l'aumento delle attività partecipative hanno contribuito a rafforzare la cultura della valutazione. 

L'esperienza della Regione Campania mostra chiaramente questa evoluzione. Nel corso della programmazione 2014-2022 sono stati realizzati numerosi rapporti annuali, valutazioni intermedie e approfondimenti monotematici dedicati a temi quali: innovazione, giovani, ambiente, foreste e cambiamenti climatici. Tale esperienza ha consentito di sviluppare una domanda valutativa sempre più sofisticata e vicina alle esigenze della programmazione regionale. La Regione ha investito in modo significativo sulla funzione valutativa, considerandola un elemento strutturale della governance del programma. Gli apprendimenti maturati sono oggi reinvestiti sia nei processi strategici, programmatici e valutativi relativi al PSP e ai CSR 2023-2027, che in quelli che si profilano in vista dell'istituzione del nuovo Fondo unico per i Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (PPNR) 2028-2034, prevista dalla proposta di Regolamento COM(2025) 565.

Fonte: Regione Campania
Fonte: Regione Campania

Anche l'esperienza dell'Emilia-Romagna mostra come la valutazione sia stata progressivamente integrata nei processi di programmazione e utilizzata per supportare strategie regionali più ampie e come strumento di coordinamento tra politiche e fondi differenti. La Regione Emilia-Romagna, infatti, ha adottato un approccio unitario alla valutazione capace di superare i confini dei singoli programmi e di analizzare gli effetti congiunti delle diverse politiche regionali. Tale approccio è accompagnato da un sistema di governance valutativa basato su gruppi di pilotaggio comuni, valutazioni trasversali e coordinamento tra fondi FEASR, FESR e FSE. Ciò consente alla Regione di spostare l'attenzione dal singolo programma alla policy nel suo complesso, creando le condizioni per valutare l'impatto combinato di strumenti diversi su obiettivi condivisi. La valutazione trasversale sul cambiamento climatico rappresenta un esempio significativo di valutazione unitaria, avendo consentito di misurare il contributo integrato delle politiche regionali alla riduzione delle emissioni e all'adattamento climatico. Per questo motivo, l'esperienza è stata richiamata come possibile riferimento anche per la futura costruzione di framework valutativi più integrati e orientati alle politiche piuttosto che ai singoli programmi.

In generale, è emersa con forza la consapevolezza che il valore di una valutazione non dipenda esclusivamente dalla qualità metodologica delle analisi, ma soprattutto dalla capacità delle evidenze prodotte di essere utilizzate all'interno dei processi decisionali. Il problema principale non consiste dunque nel realizzare le valutazioni, ma nel far sì che esse vengano effettivamente utilizzate. Le valutazioni ex post assumono quindi pieno significato solo quando riescono a generare apprendimento, alimentare il confronto tra attori e contribuire concretamente al miglioramento delle politiche.

Un elemento centrale riguarda il rapporto con gli utilizzatori e la qualità dell'interazione tra amministrazioni e valutatori, che deve tradursi nella capacità di costruire insieme un disegno valutativo chiaro, fondato su priorità valutative, domande valutative ben definite e metodologie coerenti. Anche valutazioni circoscritte, se ben disegnate, possono generare un cambiamento.

Un ulteriore fattore determinante è rappresentato dalla costruzione di relazioni fiduciarie, in grado di sostenere un confronto aperto e trasparente anche quando emergono risultati critici, inattesi o potenzialmente problematici. Tale fiducia non indebolisce l'indipendenza del valutatore ma al contrario ne rafforza il contributo, crea le condizioni affinché le evidenze siano accolte, discusse e trasformate in apprendimento e miglioramento delle politiche.

In questa prospettiva, il ruolo del valutatore viene rilanciato e valorizzato non come semplice produttore di rapporti o fornitore di prodotti valutativi, ma come attore che contribuisce alla costruzione di capacità valutative, alla diffusione e trasmissione di buone pratiche, alla mediazione tra conoscenza tecnica e bisogni decisionali e, più in generale, alla qualificazione dell'intero processo valutativo.

Accanto agli elementi di avanzamento, permangono alcune criticità che incidono sulla capacità delle valutazioni ex post di produrre effetti concreti nei processi decisionali. Tra questi si ricordano: la qualità del disegno valutativo, il debole coinvolgimento del decisore politico, l'insufficiente comunicazione interna alle amministrazioni riguardo ai risultati delle valutazioni, il coordinamento multilivello tra livello regionale, nazionale ed europeo, nonché la disponibilità di dati, competenze e condizioni organizzative adeguate a sostenere valutazioni tempestive, robuste e orientate al cambiamento.

Un importante contributo sulle criticità proviene dall'European Evaluation Helpdesk for the CAP, che ha analizzato le valutazioni ex post realizzate nel Regno Unito. Nel caso britannico le difficoltà hanno riguardato non tanto la disponibilità di dati o di strumenti analitici quanto la capacità di costruire una narrazione valutativa convincente e coerente. Nel Regno Unito, infatti, molte valutazioni tendono a presentare evidenze frammentate, con collegamenti deboli tra dati, criteri di valutazione e formulazione dei giudizi e delle raccomandazioni. 

Conclusioni

Un elemento essenziale per trasformare le evidenze delle valutazioni ex post in conoscenza operativa, e per favorirne l'utilizzo nei processi decisionali, è l'attivazione dell'intelligenza collettiva attraverso il rafforzamento e l'ampliamento della comunità di pratica già esistente nell'ambito della valutazione dello sviluppo rurale. In sintesi, ciò potrebbe realizzarsi attraverso un insieme coordinato di iniziative, quali:

  • la costruzione di disegni di valutazione adeguati a riconoscere anche le condizioni di incertezza e di ambiguità e ad accompagnare la ricerca di soluzioni (funzione di enlightenment);
  • il rafforzamento della valutazione di processo come mezzo per accrescere la comprensione dei meccanismi che determinano i risultati in specifici contesti sociali e organizzativi;
  • la progettazione e la valorizzazione di arene di discussione dei risultati della valutazione ai diversi livelli di governance; 
  • una comunicazione della valutazione e dei suoi risultati più accessibile e comprensibile anche ai non "addetti ai lavori";
  • l'implementazione di percorsi di follow-up utili a dare seguito agli esiti della valutazione ai fini di un reale miglioramento del disegno e dell'attuazione delle politiche.

Infine, le analisi, i giudizi e le raccomandazioni contenuti nei rapporti di valutazione ex post potranno costituire una base conoscitiva essenziale per rafforzare la posizione della PAC nel dialogo con le altre politiche e contribuire, su basi più solide e condivise, alla definizione della programmazione post 2027.


Per ulteriori informazioni si rimandano i lettori alla lettura dei materiali pubblicati alla pagina Rete PAC.

 

Bibliografia

 

Martina Bolli, Assunta Amato, Francesca Varia
CREA Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026