
Il ricambio generazionale rappresenta da tempo una delle principali sfide strutturali dell'agricoltura europea. Il problema è innanzitutto demografico: soltanto il 12% degli agricoltori dell'Unione europea ha meno di 40 anni, mentre l'età media ha raggiunto i 57 anni. Ma la ridotta presenza di giovani alla guida delle aziende agricole non può essere spiegata esclusivamente attraverso l'invecchiamento della popolazione agricola.
Accesso alla terra e al credito, redditività, disponibilità di capitale, competenze, successione aziendale e qualità della vita nelle aree rurali concorrono a determinare la possibilità di entrare nel settore e, soprattutto, di rimanervi. La letteratura ha ormai ampiamente evidenziato la natura multidimensionale del problema: le difficoltà di accesso ai fattori produttivi, i meccanismi di successione e le condizioni economiche delle imprese interagiscono tra loro, rendendo poco efficace una politica fondata su un singolo strumento (Zagata e Sutherland, 2015; Coopmans et al., 2021). Anche il caso italiano mostra come il sostegno al primo insediamento, pur avendo favorito l'ingresso di migliaia di giovani, non sia stato sufficiente a invertire le dinamiche demografiche di lungo periodo e richieda una maggiore integrazione con altre politiche e strumenti (Licciardo et al., 2024).
In questo quadro, l'accesso al credito assume un ruolo centrale. L'avvio o il subentro in un'impresa agricola richiede investimenti consistenti proprio nella fase in cui il giovane imprenditore dispone generalmente di minori risorse proprie, di una limitata dotazione patrimoniale e di una storia creditizia ancora breve. A ciò si aggiungono la volatilità dei redditi agricoli, la crescente esposizione agli eventi climatici e la necessità di finanziare investimenti i cui ritorni possono manifestarsi soltanto nel medio-lungo periodo.
Tre recenti analisi pubblicate a giugno 2026 nell'ambito di fi-compass, la piattaforma di assistenza tecnica promossa dalla Commissione europea in partenariato con la Banca europea per gli investimenti, consentono di leggere il problema da prospettive complementari. La prima analizza le più recenti evidenze sull'accesso al credito dei giovani agricoltori nell'Unione europea; la seconda raccoglie le indicazioni emerse dal confronto tra rappresentanti dei giovani agricoltori e intermediari finanziari; la terza passa in rassegna strumenti finanziari e schemi di prestito utilizzati in diversi Stati membri (fi-compass, 2026a; 2026b; 2026c).
La dimensione del problema è rilevante. Secondo le stime di fi-compass (2026a), il gap finanziario dei giovani agricoltori nell'UE-24 ammonta a 14,2 miliardi di euro, pari al 23% del gap finanziario complessivo del settore agricolo. Il dato non coincide semplicemente con il valore dei prestiti rifiutati. Il gap finanziario restituisce una misura più ampia della domanda di finanziamento non soddisfatta, comprendendo anche quei potenziali richiedenti che rinunciano a presentare una domanda perché ritengono improbabile ottenere il credito necessario.
Le differenze settoriali sono rilevanti. Il gap raggiunge 4,9 miliardi di euro nel comparto dei cereali, delle colture proteiche e oleaginose, 3,2 miliardi nell'orticoltura e 430 milioni nel lattiero-caseario.
Si tratta di valori che riflettono strutture produttive, fabbisogni di capitale, disponibilità di garanzie e profili di rischio molto diversi (fi-compass, 2026a).
Il credito bancario rimane la principale fonte di finanziamento esterno. Nel 2024 il 33% dei giovani agricoltori considerati dall'indagine ha presentato una domanda di prestito. Allo stesso tempo, è cresciuto il ricorso ad altre fonti: tra il 2022 e il 2024 l'utilizzo delle linee di credito è passato dal 10% al 18%, il leasing dal 10% al 19% e il finanziamento privato dal 10% al 24% (fi-compass, 2026a). La maggiore diversificazione delle fonti può indicare una crescente capacità di utilizzare strumenti differenti, ma può anche rappresentare una risposta alle difficoltà di accesso al credito bancario tradizionale. Il maggiore ricorso a risorse personali o familiari e a strumenti alternativi non deve quindi essere interpretato automaticamente come il risultato di una maggiore maturità finanziaria: in alcuni casi, infatti, costituisce un adattamento a condizioni di credito percepite come troppo onerose o difficilmente accessibili.
Uno degli aspetti più interessanti messi in luce da fi-compass riguarda la natura stessa del vincolo finanziario. Il problema dei giovani agricoltori non coincide semplicemente con un elevato tasso di rifiuto delle richieste di prestito.
Nel complesso, circa nove domande di prestito su dieci ottengono almeno una forma di approvazione. Tra il 2022 e il 2024, tuttavia, è cambiata la composizione degli esiti positivi: la quota di domande finanziate per l'intero importo richiesto è scesa dall'85% all'80%, mentre quella delle domande approvate solo parzialmente è raddoppiata, passando dal 5% al 10%. Il tasso complessivo di approvazione è quindi rimasto sostanzialmente stabile, ma è aumentata la frequenza con cui i giovani agricoltori ottengono un finanziamento inferiore a quello richiesto. Per un'impresa giovane, che dispone generalmente di minori riserve finanziarie, questo può comportare il ridimensionamento dell'investimento o la necessità di reperire altrove le risorse mancanti.
Il principale ostacolo all'accesso al credito si colloca, tuttavia, ancora più a monte. Una parte dei giovani con un fabbisogno finanziario potenziale non arriva a presentare una domanda. Nel 2024 il 30% indica come deterrente l'incertezza delle prospettive economiche, il 27% le condizioni e il costo del finanziamento e il 9% il timore di un possibile rifiuto. Quest'ultimo elemento è particolarmente rilevante. Il discouraged borrower, ossia il potenziale beneficiario che rinuncia a presentare una domanda perché ritiene improbabile ottenere il finanziamento, rappresenta una domanda latente che non compare nelle statistiche sui prestiti rifiutati. Concentrarsi soltanto sul tasso di approvazione rischia quindi di sottostimare il problema.

Anche l'idea di una categoria omogenea di giovani agricoltori può essere fuorviante. I fabbisogni cambiano in funzione della modalità di ingresso nel settore, della disponibilità di terra, della dimensione aziendale, del comparto produttivo e della fase di sviluppo dell'impresa.
Le differenze settoriali confermano che un approccio uniforme può risultare poco efficace. Nel 2024 la quota di giovani che ha presentato una domanda di prestito ha raggiunto il 38% nel settore lattiero-caseario e il 36% in quello cerealicolo, mentre si è fermata al 25% nell'orticoltura. Anche gli esiti delle domande differiscono. Il tasso di approvazione è pari all'83% nell'orticoltura, all'82% nel lattiero-caseario e al 76% nei cereali. Proprio il comparto cerealicolo presenta il tasso di rifiuto più elevato, pari al 14%, contro il 4% dell'orticoltura e il 3% del lattiero-caseario.
Cambiano, inoltre, le finalità del credito. Le aziende cerealicole investono soprattutto in macchinari e terra, quelle orticole in terra e infrastrutture, mentre nel lattiero-caseario assumono maggiore importanza i fabbricati e il patrimonio zootecnico. A questi diversi fabbisogni corrispondono importi, tempi di ritorno degli investimenti e disponibilità di garanzie differenti.
La progettazione degli strumenti finanziari dovrebbe quindi considerare non soltanto l'età del beneficiario, ma anche il settore produttivo, la fase di sviluppo dell'impresa e la natura dell'investimento.
Per molti anni le politiche per il ricambio generazionale si sono concentrate prevalentemente sul premio di primo insediamento, spesso associato a contributi per gli investimenti. Questi strumenti continuano a svolgere una funzione essenziale, ma non sempre riescono a coprire l'intero fabbisogno necessario per acquistare o rilevare un'azienda, realizzare gli investimenti iniziali e sostenere il capitale circolante nei primi anni di attività.
L'esperienza italiana ed europea mostra, del resto, che il premio di insediamento rappresenta una componente importante, ma non sufficiente, delle politiche per il ricambio generazionale. Già la Corte dei conti europea aveva sottolineato la necessità di orientare maggiormente gli interventi verso risultati di lungo periodo (European Court of Auditors, 2017). La letteratura più recente conferma la necessità di un approccio integrato, capace di affiancare agli incentivi economici interventi sull'accesso alla terra e al credito, sugli investimenti, sulla formazione, sulla consulenza e sulla successione aziendale (Licciardo et al., 2024). I più recenti contributi di fi-compass indicano la necessità di ampliare ulteriormente la prospettiva. La Politica Agricola Comune (PAC) mette a disposizione un insieme articolato di strumenti che comprende, accanto alle sovvenzioni, prestiti, garanzie e possibili combinazioni tra strumenti finanziari e contributi.
Nell'attuale periodo di programmazione, 13 Stati membri hanno programmato complessivamente 1,1 miliardi di euro per prestiti e garanzie nell'ambito dei Piani strategici della PAC, di cui 688 milioni di risorse FEASR. Sette Stati membri - Bulgaria, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta e Spagna - hanno previsto strumenti finanziari specificamente destinati all'insediamento dei giovani, con una dotazione complessiva di 76 milioni di euro (fi-compass, 2026c). La distanza tra le potenzialità degli strumenti e il loro utilizzo rimane però significativa. Quasi la metà dei giovani agricoltori intervistati, il 45%, dichiara di non avere beneficiato di alcun sostegno collegato alla PAC in occasione della richiesta di un prestito. Il ricorso alle garanzie pubbliche è maggiore tra i giovani rispetto agli agricoltori più anziani, 33% contro 23%, ma due giovani su tre continuano a non utilizzarle (fi-compass, 2026a).
Il quadro che emerge a livello europeo non mette in discussione il ruolo del premio di primo insediamento. Suggerisce, piuttosto, che questo strumento, da solo, non può risolvere un problema che accompagna l'impresa ben oltre il momento della sua costituzione.
Il rischio è considerare l'insediamento come un evento amministrativo, coincidente con l'ammissione al sostegno, mentre dal punto di vista economico rappresenta l'inizio di una fase più lunga. Nei primi anni il giovane deve spesso sostenere contemporaneamente i costi dell'accesso alla terra, dell'ammodernamento dell'azienda, dell'acquisto di macchinari e attrezzature, del capitale circolante e degli investimenti necessari per la transizione ambientale e tecnologica.
La prospettiva che emerge dai lavori di fi-compass è quindi quella di un sistema nel quale sovvenzioni e strumenti finanziari svolgono funzioni complementari. In questa direzione si colloca anche l'approccio dello Starter Pack for Young Farmers, che punta a integrare sostegno, formazione e servizi di consulenza. La logica sottostante è quella di coordinare strumenti diversi intorno alle esigenze del giovane e alla traiettoria di sviluppo dell'impresa.

Per le politiche di sviluppo rurale, la questione non sembra quindi essere quella di scegliere tra premio di insediamento e credito, né di sostituire le sovvenzioni con gli strumenti finanziari. I lavori esaminati suggeriscono piuttosto l'opportunità di costruire combinazioni più articolate tra le diverse forme di sostegno, tenendo conto del settore produttivo, del percorso di ingresso in agricoltura, della disponibilità di terra e garanzie e della fase di sviluppo aziendale.
In questa prospettiva, il ricambio generazionale potrebbe essere sostenuto non soltanto nel momento dell'insediamento, ma anche nelle successive fasi di crescita e consolidamento dell'impresa. Una maggiore integrazione tra le diverse forme di intervento potrebbe contribuire ad accompagnare i giovani agricoltori lungo questo percorso, creando condizioni più favorevoli alla realizzazione di nuovi investimenti e allo sviluppo dell'attività.
Francesco Licciardo, Crea PB
Contributo realizzato nell'ambito del Programma Rete Pac 2025-2027 (Masaf), progetto esecutivo CR 03.07 - Giovani e Donne in Agricoltura
PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026