
Nell'ambito delle attività della Rete PAC è stato avviato un progetto dedicato al ruolo delle donne nelle filiere produttive del settore primario. L'iniziativa nasce dalla consapevolezza che la piena partecipazione femminile all'agricoltura non rappresenta soltanto una questione di equità, ma anche un fattore strategico per la competitività, la capacità innovativa e la sostenibilità delle filiere agroalimentari.
Il progetto, attraverso un approccio multidisciplinare e partecipativo, mira a individuare e analizzare i fattori discriminanti presenti lungo le filiere agricole che possono limitare la partecipazione delle donne e scoraggiarne la permanenza nel settore. Tali dinamiche rischiano infatti di indebolire il sistema nel suo complesso, privandolo di competenze, visioni e risorse fondamentali per affrontare le sfide della transizione ecologica, tecnologica e sociale.
A tal fine sono state avviate collaborazioni con alcune associazioni di rappresentanza femminile in specifiche filiere produttive, tra cui ortofrutta, vino e olio; altre sono in corso di definizione. Nell'ambito della collaborazione con l'Associazione Nazionale Donne dell'Olio APS sono state raccolte testimonianze di imprenditrici olivicole, successivamente condivise nel focus group del 28 maggio 2026. L'articolo affianca a queste evidenze qualitative un inquadramento statistico basato sui dati ISTAT, utile a contestualizzare il peso dell'imprenditoria femminile nell'olivicoltura italiana.


Fondata nel 2000, l'Associazione Nazionale Donne dell'Olio APS riunisce professioniste impegnate, a vario titolo, nella filiera olivicola e nella promozione della cultura dell'olio extravergine di oliva. La rete comprende figure provenienti dalla produzione, dalla ricerca, dalla comunicazione, dalla formazione e da altri ambiti collegati al settore. Le attività dell'Associazione riguardano la divulgazione, la valorizzazione del patrimonio olivicolo, la diffusione di conoscenze sull'olio e la promozione del ruolo delle donne nella filiera.
Tra le iniziative promosse figurano l'Etichetta Parlante, ideata nel 2015 per fornire ai consumatori informazioni più chiare sull'origine e sulle caratteristiche dell'olio extravergine, e la Scuola Permanente dell'Olio, orientata alla diffusione di competenze e cultura dell'olio attraverso percorsi formativi rivolti a professionisti e cittadini.
Un'altra iniziativa è Extra Cuoca, realizzata in collaborazione con la Federazione Italiana Cuochi e le Lady Chef. Il progetto integra attività formative sull'utilizzo dell'olio extravergine di oliva in cucina e un concorso dedicato alle interpretazioni gastronomiche dell'olio da parte di cuoche professioniste, contribuendo al collegamento tra produzione olivicola e ristorazione.
L'Associazione realizza inoltre attività educative rivolte alle nuove generazioni, anche in collaborazione con il CREA, come il Trivia Game "Gioca con Oleario" e il progetto Olivello, finalizzati ad avvicinare studenti e famiglie ai temi dell'olivicoltura, dell'alimentazione consapevole e della sostenibilità. Partecipa inoltre a iniziative ed eventi del settore, anche in ambito internazionale, contribuendo alla diffusione della cultura dell'olio e alla visibilità delle donne impegnate nella filiera olivicola.
I dati disponibili consentono di inquadrare il peso dell'imprenditoria femminile nell'olivicoltura italiana, mettendone in evidenza il ruolo rilevante nel comparto, alcune fragilità strutturali ed economiche e il contributo ai processi di innovazione.
Secondo i dati del Censimento ISTAT, l'olivicoltura è il comparto agricolo con la più elevata presenza femminile: nel 2020 circa il 35% delle aziende olivicole è condotto da donne, una quota superiore a quella rilevata negli altri. Queste imprese si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole. Nonostante questo ruolo di primo piano, tra il 2010 e il 2020 il numero di aziende olivicole condotte da donne ha registrato una significativa contrazione, pari al 28%, in linea con una tendenza che ha interessato anche altri comparti arborei specializzati, in particolare la viticoltura e la frutticoltura. L'analisi dei dati della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA) evidenzia inoltre che le aziende olivicole condotte da donne operano in un contesto economico caratterizzato da livelli di redditività contenuti e da una significativa dipendenza dagli aiuti pubblici, che nell'olivicoltura rappresentano oltre un terzo del reddito aziendale.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la capacità di innovare. Secondo i dati ISTAT, nel 2020 le aziende olivicole condotte da donne che hanno realizzato innovazioni sono state oltre 11.000, il valore più elevato tra i comparti agricoli considerati. Il dato va interpretato anche alla luce della forte presenza femminile nel settore: come detto, infatti, le imprese guidate da donne rappresentano infatti quasi il 35% del totale nazionale del comparto. Queste informazioni confermano la rilevanza dell'olivicoltura femminile sia per presenza imprenditoriale sia per capacità di innovazione, pur in un contesto segnato da fragilità strutturali ed economiche.
L'inquadramento quantitativo consente di collocare l'olivicoltura femminile nel contesto del comparto; le interviste permettono invece di approfondire come presenza imprenditoriale, innovazione e fragilità strutturali si traducano nell'esperienza diretta delle imprenditrici olivicole, mettendo in luce percorsi, strategie e criticità che caratterizzano il loro ruolo nella filiera.

Dalle interviste emerge un'imprenditoria femminile olivicola caratterizzata da percorsi di ingresso diversificati, forte radicamento familiare, attenzione alla qualità e capacità di innovazione. Molte imprenditrici provengono da esperienze professionali esterne all'agricoltura e si avvicinano progressivamente alla terra attraverso scelte personali, recupero di patrimoni familiari o ricerca di nuovi percorsi di vita. L'olivicoltura diventa così non solo un'attività economica, ma anche uno spazio di riorganizzazione professionale e ridefinizione identitaria.
Un secondo aspetto centrale riguarda la dimensione familiare e organizzativa delle aziende. Molte realtà nascono dal recupero di terreni appartenuti a genitori o nonni e vengono riorganizzate dalle nuove generazioni con approcci più innovativi. La famiglia rappresenta quindi una base operativa importante e, al tempo stesso, una leva per integrare competenze diverse e introdurre nuovi modelli imprenditoriali.
La qualità costituisce uno degli elementi più ricorrenti. Le imprenditrici puntano su cultivar autoctone, produzioni monovarietali, controllo della filiera, differenziazione del prodotto e attenzione agli aspetti nutraceutici. La qualità non è solo una strategia competitiva, ma un tratto identitario che rafforza il legame tra prodotto, territorio e azienda.
Accanto a questo emerge un'idea ampia di innovazione, non limitata alla tecnologia. L'innovazione riguarda anche l'organizzazione aziendale, la costruzione di reti, l'integrazione della filiera e la capacità di comunicare il valore del prodotto. In questa prospettiva assumono rilievo attività come laboratori sensoriali, oleoturismo, storytelling ed educazione al gusto.
La multifunzionalità appare come una strategia decisiva per la sostenibilità economica delle imprese. Dopo aver puntato sulla qualità del prodotto, molte aziende ampliano le proprie attività oltre la produzione di olio, diversificando le fonti di reddito, riducendo il rischio produttivo e di mercato e creando nuove opportunità di relazione con consumatori e territorio.
Permangono tuttavia criticità strutturali significative: difficoltà nel reperire manodopera, costi elevati, piccola dimensione aziendale, peso della burocrazia, rigidità normative poco adattabili alle specificità territoriali e difficoltà di accesso ai finanziamenti pubblici. Questi fattori limitano la competitività e la sostenibilità economica delle imprese.
Alle criticità strutturali si aggiunge il tema del mercato. Le imprenditrici segnalano la difficoltà di far riconoscere economicamente l'olio di alta qualità, penalizzato da prezzi compressi, scarsa trasparenza e concorrenza sleale. A ciò si aggiunge una limitata cultura dell'olio tra i consumatori, che rende più difficile distinguere e valorizzare le produzioni migliori.
Infine, le interviste mettono in luce criticità che travalicano la dimensione aziendale, legate ai cambiamenti climatici, ai rischi ambientali e al riconoscimento del ruolo femminile in un settore ancora segnato da stereotipi. In questo scenario, le imprenditrici si configurano come soggetti capaci di accompagnare il cambiamento, introducendo nuove logiche gestionali, relazionali e culturali nel settore olivicolo.
Nel complesso, l'olivicoltura femminile emerge come una componente rilevante della filiera, capace di combinare qualità, radicamento territoriale, innovazione e multifunzionalità. Le imprese guidate da donne mostrano capacità di adattamento e di valorizzazione del prodotto, ma restano esposte a fragilità strutturali ed economiche, difficoltà di accesso alle risorse, peso della burocrazia e scarso riconoscimento del valore dell'olio di qualità. Sostenere queste imprese attraverso politiche pubbliche, strumenti di accompagnamento, reti associative e iniziative di filiera attente alle loro specificità significa rafforzare non solo la partecipazione femminile, ma anche la competitività, la sostenibilità e la capacità innovativa dell'intera filiera olivicola.
Maria Grazia Barone, Associazione Nazionale Donne dell'Olio APS
Lucia Tudini e Graziella Valentino, CREA - Rete PAC
PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026