
Il lavoro agricolo irregolare resta una delle criticità più persistenti del settore primario, in Italia come nel resto dell'Unione europea. Secondo una recente analisi CREA (2025), nel 2023 il fenomeno ha interessato circa 200.000 lavoratori in agricoltura, pari al 17,6% degli occupati del comparto, di cui 135.000 di origine straniera. Una stima che tende peraltro a sottovalutare l'estensione reale del fenomeno, se si considera la diffusa realtà dei contratti "grigi", con orari di lavoro dichiarati solo in parte. Il dato italiano si inserisce in un quadro più ampio: l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, 2022) colloca l'agricoltura tra i settori a maggiore incidenza di occupazione informale rispetto agli altri comparti produttivi, con tendenze in aumento in diversi paesi europei.
È in questo contesto che si inserisce il seminario "Tutela del lavoro agricolo nel panorama nazionale ed europeo. Il ruolo delle politiche", organizzato lo scorso 1° luglio dal CREA Politiche e Bioeconomia presso la Biblioteca "Corrado Nigro" del CREA, a Roma, nell'ambito delle attività della Rete PAC 2025-2027. L'incontro ha messo a confronto la dimensione europea e quella nazionale delle politiche di tutela del lavoro agricolo, ricostruendo il percorso che ha portato all'introduzione della condizionalità sociale nella PAC 2023-2027 e presentando gli strumenti, normativi, ispettivi e di sostegno, con cui l'Italia sta dando attuazione, sul territorio, agli obiettivi comunitari.
Dalle linee guida della Commissione europea, illustrate nel corso del seminario, emerge un impianto che lega per la prima volta, in modo esplicito, i pagamenti della PAC al rispetto dei diritti dei lavoratori, affiancandosi alla normativa sociale e del lavoro già vigente negli Stati membri. Nello specifico, la condizionalità sociale (CS) si sostanzia nella decurtazione o negazione totale dei pagamenti diretti e dei pagamenti relativi alle misure a superficie dello sviluppo rurale, l'agroambiente e le indennità compensative previste agli articoli 70, 71 e 72 del Regolamento 2115/2021, nel caso in cui gli agricoltori non ottemperino al rispetto di tre Direttive europee sulle condizioni di lavoro trasparenti e altri aspetti contrattuali (n. 1152/2019), sulle condizioni di salute e sicurezza negli spazi di lavoro durante le attività (Dir. n. 391/1989) e sugli standard di salute e sicurezza durante l'utilizzo di strumenti e macchinari (Dir. n. 104/2009). Le norme sono chiaramente recepite dai singoli Stati membri che le declinano attraverso i loro sistemi normativi. Il meccanismo di decurtazione segue delle soglie di riduzione percentuali, omogenee tra i paesi UE. In alcuni casi (come l'Italia) le percentuali di riduzione sono state aumentate, data la gravità e la diffusione del fenomeno del lavoro irregolare e delle condizioni di lavoro in agricoltura.
Il meccanismo prevede che le violazioni siano accertate dalle autorità competenti e dagli organismi di controllo e comunicate agli Organismi pagatori. Questi ultimi applicano le riduzioni dei pagamenti PAC previste dalla normativa. L'entità della riduzione è determinata in funzione della gravità, della portata, della durata e della ripetizione della violazione accertata; in caso di violazione intenzionale sono previste riduzioni più elevate.

Il caso dell'Italia è stato attenzionato da due degli interventi che hanno animato la mattinata.
L'Agenzia italiana per le erogazioni in agricoltura (AGEA), che affianca il MASAF nell'applicazione della misura in Italia, ha presentato il processo di adozione e implementazione della condizionalità sociale, a partire dal percorso di definizione delle attività di coordinamento per la messa a sistema delle rilevazioni e dalla costruzione della task-force preposta al funzionamento del meccanismo, evidenziando gli ostacoli di natura organizzativa e di accentramento delle informazioni che ne hanno rallentato il percorso, fino ad arrivare all'assegnazione di specifiche funzioni di controllo all'organo di controllo interno all'ente, AGECONTROL, che coadiuverà in futuro le attività ispettive delle altre autorità preposte.
I numeri delle prime violazioni rilevate in materia di CS e delle conseguenti decurtazioni sono riportati di seguito.

Il secondo intervento in materia di condizionalità sociale ha riguardato l'analisi delle motivazioni di compliance di un campione di agricoltori italiano, a seguito dell'introduzione della CS. L'analisi ha fatto emergere che - posto che la natura deterrente della misura introdotta sollecita nell'agricoltore logiche di tipo economico - il comportamento in materia di standard occupazionali è anche guidato da ragioni sociali e normative, quali l'effetto dell'opinione altrui e il senso intrinseco del dovere verso le norme.
Pertanto, le raccomandazioni di policy tratte da tali risultati riguardano:
Tra gli strumenti nazionali richiamati nel corso del seminario, un posto di rilievo spetta alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (ReLAQ) sotto la regia dell'INPS, il cui ruolo è stato strutturalmente consolidato dal recente impianto sanzionatorio e dall'attuazione del Piano Triennale di contrasto allo sfruttamento in agricoltura 20-25.
Possono aderire alla Rete le imprese agricole (art. 2135 c.c.), escluse quelle commerciali. L'iscrizione richiede regolarità contributiva e fiscale e l'assenza di condanne per i reati più gravi in materia di sfruttamento del lavoro (artt. 600, 601, 602 e 603-bis c.p.), secondo la legge 199/2016. La Rete opera su tre piani complementari: promuove legalità e lavoro regolare attraverso una certificazione di conformità gestita dall'INPS; premia le imprese "virtuose" con vantaggi reputazionali e minore esposizione alle ispezioni ordinarie, dal momento che l'iscrizione costituisce essa stessa un indicatore di affidabilità; sostiene infine le filiere etiche della grande distribuzione, orientando anche le scelte dei consumatori.
Il legame con la PAC 2023-2027 è esplicito: il Piano Strategico della PAC (PSP) individua la Rete come strumento di contrasto al lavoro nero e al caporalato nell'ambito dell'Obiettivo 3, dedicato al rafforzamento della posizione degli agricoltori nella catena del valore. I decreti interministeriali del 2022 sulla condizionalità sociale prevedono inoltre un coordinamento informativo tra Ispettorato Nazionale del Lavoro, AGEA e INPS, anche per eventuali esclusioni dalla Rete e le conseguenti sanzioni sui pagamenti PAC. Diversi Complementi Regionali per lo Sviluppo Rurale (CSR), inoltre, riconoscono una premialità aggiuntiva nei bandi PSR alle aziende aderenti.
Le imprese iscritte sono in costante crescita: a settembre 2025 erano poco meno di 9.700, a fine ottobre oltre 10.000 e circa 10.250 a inizio dicembre dello stesso anno. Un trend che potrebbe accelerare con le novità introdotte dalla legge 198/2025, di conversione del cosiddetto "Decreto Sicurezza Lavoro", come l'assenza, negli ultimi tre anni, di condanne per violazioni in tema di salute e sicurezza sul lavoro, finora escluse dal perimetro. Una scelta coerente con la condizionalità sociale europea: rendere sempre più stringente, e vantaggioso, il legame tra accesso ai sostegni pubblici e rispetto dei diritti dei lavoratori.
Nel corso del seminario è stata inoltre presentata una prima valutazione empirica della misura. L'analisi è frutto dell'incrocio deii dati della ReLAQ con quelli della banca dati RICA. Si tratta di un esercizio ancora preliminare che punta a far emergere quali caratteristiche aziendali siano più associate all'adesione alla Rete, offrendo i primi elementi di conoscenza su una misura fino ad oggi poco esplorata dal punto di vista degli effetti sul campo.
La questione della tutela del lavoro agricolo non è recente. Già nel 1958, con la Convenzione sulle piantagioni, il tema delle condizioni di lavoro nel settore agricolo era stato attenzionato; questo permette di leggere il tema non come un'emergenza attuale, ma come una questione strutturale. La garanzia di trasporti sicuri e salubri da e verso i luoghi di lavoro, la presenza di campi di riposo in caso di percorsi troppo lunghi o le spese di viaggio a carico dei datori di lavoro sono, tuttavia, condizioni ben lontane dalla realtà del comparto.
I riferimenti normativi di importanza strategica a livello europeo (es. Regolamento UE 492/2011, Direttiva UE 2019/633) che hanno una ricaduta sul contesto nazionale mostrano chiaramente che ai fini della tutela del lavoro agricolo è necessario porsi al crocevia tra diversi ambiti che spaziano dalla sicurezza ai diritti, dalla sostenibilità delle imprese all'equità nelle filiere, lungo le filiere e all'accesso ai finanziamenti.
Le condizioni di vita e di lavoro sono influenzate da fattori globali, politici ed economici (livello macro), fattori territoriali e settoriali (livello meso) e fattori interni alle aziende agricole (livello micro).
Dall'analisi di tali fattori, sono stati individuati quattro ambiti sui quali si ritiene opportuno investire per favorire la tutela del lavoro in agricoltura: capitale umano, sistema produttivo, territorio e sistema. Per quanto riguarda il primo punto, è necessario prevedere percorsi formativi professionali e attività di consulenza e formazione che servano sia per consolidare le competenze già acquisite dai lavoratori sia per svilupparne di nuove andando incontro alle sfide e innovazioni che caratterizzano il settore. Per il sistema produttivo, si dovrebbe puntare su nuove forme di progettualità integrata, contratti di filiera e sperimentazioni di nuovi modelli organizzativi, anche utilizzando i Gruppi Operativi (GO) al fine di favorire l'inclusione del lavoro negli interventi settoriali ed assicurare condizioni contrattuali adeguate oltre che il rispetto del lavoro agricolo di qualità. Quest'ultimo può essere perseguito anche mediante sistemi di certificazione, standard, disciplinari e meccanismi di premialità che ne incorporano i principi.
In ambito territoriale è possibile indirizzare gli sforzi verso il potenziamento dei centri dell'impiego, la promozione di iniziative per l'occupabilità dei disoccupati e di interventi nelle aree di insediamento. Tutti questi aspetti hanno un elevato potenziale per favorire un più efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro sul territorio e nel settore. Per il sistema, infine, è possibile investire nell'istituzione di tavoli istituzionali su diversa scala e nel rafforzamento dei sistemi di sorveglianza. Non meno rilevanti possono essere il riconoscimento culturale del lavoro agricolo come generatore di valore dentro e fuori il comparto ed il rafforzamento del principio della condizionalità sociale della PAC rendendola un requisito ex ante per l'accesso ai finanziamenti.
Nel panorama europeo, l'esempio della Spagna (2026) offre alcuni spunti di riflessione e traccia strade potenzialmente percorribili. La regolarizzazione della condizione amministrativa di lavoratori irregolari presenti nel paese da almeno 5 mesi (purché non abbiano precedenti penali e non costituiscano una minaccia per il paese) determina: salari più equi per tutti i lavoratori e contribuzione al sistema pensionistico; assenza di depressione dei salari dei nativi perché le posizioni lavorative coinvolte risultano vacanti a causa di un disallineamento tra domanda ed offerta.
Il seminario ha evidenziato come la tutela del lavoro agricolo richieda un approccio integrato, capace di mettere in relazione strumenti normativi, attività di controllo, ricerca e politiche di sviluppo rurale. La condizionalità sociale costituisce un tassello importante di questo percorso, ma i primi risultati confermano la necessità di accompagnarne l'attuazione con un costante monitoraggio e con interventi in grado di incidere sulle cause strutturali del lavoro irregolare. In questa prospettiva, il confronto tra istituzioni, mondo della ricerca e operatori del settore rappresenta un elemento essenziale per orientare l'evoluzione delle politiche e contribuire alla costruzione di un'agricoltura sempre più equa, competitiva e socialmente sostenibile.
Giusy Spadanuda, Giorgia Giordani, Anna Russo Spena
CREA PB
PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026