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Dai Servizi Ecosistemici Culturali al valore territoriale

L'Esperienza Ecosistemica Territoriale come chiave di attivazione nei territori rurali.

Paesaggi rurali, patrimoni locali, cammini e pratiche agricole sono sempre più spesso considerati risorse strategiche per lo sviluppo dei territori. Tuttavia, la loro presenza non genera automaticamente valore economico, sociale o culturale. Nell'ambito del progetto CR 05.09 ECOSAR — Economia comportamentale per lo sviluppo delle aree rurali (Programma Rete PAC 2025-2029 - WP5 Osservatorio dello Sviluppo Locale), il presente contributo introduce la nozione di Esperienza Ecosistemica Territoriale come chiave per leggere il passaggio dai Servizi Ecosistemici Culturali all'esperienza vissuta, al riconoscimento dei luoghi e a possibili comportamenti di partecipazione e cura. I cammini sono proposti come primo campo di osservazione di questo processo.

Perché alcuni territori generano valore?

Paesaggi rurali, pratiche agricole, patrimoni locali, borghi storici e cammini rappresentano oggi una componente sempre più rilevante delle strategie di sviluppo delle aree rurali. In particolare, le percorrenze lente hanno assunto un ruolo crescente nel dibattito sulle politiche territoriali, poiché attraversano contesti caratterizzati da elevato valore paesaggistico, ambientale e culturale, ma spesso anche da fragilità economiche e demografiche. L'interesse verso questi fenomeni riflette una consapevolezza ormai diffusa. Il territorio non costituisce soltanto una dotazione di risorse naturali, produttive e culturali, ma anche uno spazio di relazioni, significati ed esperienze. In questa prospettiva, la capacità di generare valore dipende non solo dalle risorse disponibili, ma anche dai processi attraverso cui esse vengono riconosciute e attivate dagli attori locali (Camagni, 2009).

L'agricoltura stessa può contribuire non solo alla produzione di beni alimentari, ma anche alla costruzione di esperienze legate al paesaggio, all'identità locale, alla conoscenza dei luoghi e al benessere delle persone. Resta tuttavia aperta una questione centrale. La presenza di un paesaggio di qualità, di un patrimonio culturale o di un itinerario di attraversamento non produce automaticamente sviluppo locale, partecipazione o nuove forme di collaborazione territoriale. Ad esempio, una qualunque percorrenza lenta (cammino, ciclabile, ippovia, ecc.) può attrarre visitatori senza tuttavia generare relazioni durature con i luoghi. Allo stesso modo, risorse territoriali di grande valore possono rimanere poco riconosciute o scarsamente attivate.

Per questo motivo appare importante interrogarsi non soltanto su quali risorse siano presenti nei territori rurali, ma anche su come esse vengano percepite, vissute e trasformate in relazioni significative. La questione non riguarda esclusivamente ciò che un territorio possiede, ma ciò che riesce ad attivare attraverso l'esperienza delle persone. È all'interno di questo quadro che si colloca la riflessione proposta in questo contributo, orientata a leggere il rapporto tra Servizi Ecosistemici Culturali, esperienze territoriali e valore nei processi di sviluppo rurale.

Dai Servizi Ecosistemici Culturali all'Esperienza Ecosistemica Territoriale

In questo contributo l'attenzione è rivolta ai Servizi Ecosistemici Culturali (SEC), ossia ai benefici immateriali che derivano dalla relazione tra persone, ecosistemi e paesaggi, quali identità, senso del luogo, ricreazione, esperienza estetica, apprendimento e benessere (MEA, 2005; Fish et al., 2016). Il focus sui SEC non riduce l'importanza delle altre funzioni ecosistemiche, ecologiche, ambientali e produttive, che costituiscono il fondamento della qualità dei territori rurali. L'interesse per i SEC deriva dalla loro particolare connessione con la dimensione esperienziale e relazionale attraverso cui persone e comunità attribuiscono significato ai luoghi.
Proprio questa dimensione pone una questione interpretativa rilevante. I SEC vengono generalmente descritti come benefici generati dalla relazione tra persone ed ecosistemi, ma tali benefici non si manifestano automaticamente né producono valore territoriale in modo lineare. Un paesaggio, un sentiero, un agroecosistema o una pratica agricola acquistano rilevanza culturale quando vengono percepiti, vissuti e interpretati dalle persone, entrando in relazione con emozioni, identità e appartenenze (Ingold, 2000; Fish et al., 2016).

A partire da questa riflessione, nell'ambito del percorso di ricerca qui presentato, è stata elaborata la nozione di Esperienza Ecosistemica Territoriale (EET). Con tale espressione si intende il processo attraverso cui l'incontro tra persone, paesaggi, ecosistemi, pratiche locali e comunità trasforma il potenziale dei Servizi Ecosistemici Culturali in esperienza vissuta e significato condiviso. L'EET non si propone come alternativa al concetto di Servizio Ecosistemico Culturale, ma come una possibile chiave interpretativa per comprendere il passaggio tra il potenziale espresso dal territorio e le forme di valore che possono emergere dall'esperienza dei luoghi (fig. 1). In questa prospettiva, elementi quali riconoscimento, appartenenza, reciprocità e responsabilità assumono un ruolo centrale, poiché contribuiscono a trasformare il territorio da semplice spazio di fruizione a contesto di relazioni e significati condivisi (Chan et al., 2016; Himes et al., 2024).


L'ipotesi alla base di questo approccio è che il valore territoriale non dipenda soltanto dalla presenza di risorse naturali e culturali, ma anche dalla capacità dei territori di attivare esperienze significative e relazioni durevoli. 

Figura 1 — Dai Servizi Ecosistemici Culturali al valore territoriale attraverso l'Esperienza Ecosistemica Territoriale.
Figura 1 — Dai Servizi Ecosistemici Culturali al valore territoriale attraverso l'Esperienza Ecosistemica Territoriale.

Cammini e aree rurali: un primo campo di osservazione

Partendo dall'Esperienza Ecosistemica Territoriale, i cammini sono stati assunti come possibile contesto di osservazione delle relazioni tra esperienza dei luoghi e processi di attivazione territoriale. Le recenti analisi sui comuni attraversati dalla Via Francigena mostrano come la presenza di un cammino possa associarsi a fenomeni di diversificazione e integrazione tra agricoltura, ospitalità e paesaggio, senza tuttavia risolvere automaticamente le fragilità strutturali dei territori rurali (Di Napoli e Tomassini, 2025). In questa prospettiva, il cammino può essere considerato non solo come infrastruttura o prodotto turistico, ma come contesto esperienziale attraverso cui osservare il rapporto tra persone e territorio (Splendiani e Forlani, 2023).

Una prima attività esplorativa è stata condotta sul Cammino di San Cristoforo, in Friuli-Venezia Giulia, nell'ambito del progetto ECOSAR e in collaborazione con Montagna Leader GAL Friuli Occidentale. L'indagine ha coinvolto 113 camminatori e ha utilizzato un questionario costruito adattando al contesto delle percorrenze lente alcuni strumenti sviluppati dalla letteratura sulla connessione con la natura (Mayer e Frantz, 2004; Nisbet et al., 2009).

Gli item sono stati costruiti attorno a quattro dimensioni ritenute coerenti con l'ipotesi dell'EET: connessione emotiva con la natura, relazione ecologico-percettiva con il paesaggio, benessere esperienziale e riconoscimento territoriale-culturale dei luoghi. L'obiettivo non era misurare la soddisfazione turistica, ma osservare il rapporto tra esperienza del cammino, percezione del paesaggio, benessere e riconoscimento dei territori attraversati. Su questa base è stata condotta un'analisi fattoriale esplorativa (EFA), finalizzata a verificare se le quattro dimensioni considerate tendessero a manifestarsi come aspetti distinti dell'esperienza oppure come componenti di una configurazione più integrata (fig. 2).

NOTA: metodo di estrazione: Fattorizzazione dell'asse principale. Fonte: nostra elaborazione.
NOTA: metodo di estrazione: Fattorizzazione dell'asse principale. Fonte: nostra elaborazione.

Dalla Figura 2 emerge la presenza di un primo fattore dominante, caratterizzato da una capacità esplicativa nettamente superiore rispetto ai fattori successivi. Pur non consentendo di considerare l'EET come un costrutto già validato, questo risultato suggerisce che le dimensioni inizialmente considerate tendano a presentarsi come componenti fortemente interrelate di una medesima esperienza, interpretata come Esperienza Ecosistemica Territoriale. 

Il Cammino di San Cristoforo rappresenta quindi un primo terreno di osservazione dell'EET, mostrando come le percorrenze lente possano essere studiate come contesti di attivazione di relazioni, significati e valore territoriale.

Dall'esperienza alle politiche: progettare le condizioni di attivazione

Se i SEC rappresentano un potenziale e l'EET descrive come tale potenziale venga vissuto e interpretato, la questione successiva riguarda il ruolo delle politiche e della progettazione territoriale. Nelle aree rurali, infatti, il successo di un intervento non dipende soltanto dalla presenza di risorse naturali, culturali o paesaggistiche, ma anche dalla capacità di generare esperienze significative, relazioni e forme di coinvolgimento. 

L'approccio proposto dall'EET suggerisce quindi di leggere i progetti non solo per ciò che realizzano, ma anche per ciò che riescono ad attivare in termini di riconoscimento, fiducia, collaborazione, responsabilità e cura. In questa direzione è in corso di elaborazione la MAET — Matrice di Attivazione Ecosistemica Territoriale, intesa come griglia di lettura del passaggio da risorse territoriali e SEC a esperienze, significati, relazioni, comportamenti e valore territoriale. Non viene qui proposta come strumento concluso o validato, ma come traccia di lavoro per orientare domande, osservazioni e processi di accompagnamento nei territori.

Il contributo dell'economia comportamentale diventa rilevante proprio in questo passaggio. Tra esperienza e comportamento, infatti, non esiste un automatismo. Le persone possono riconoscere il valore di un luogo e vivere esperienze positive senza che ciò si traduca necessariamente in azioni coerenti. La letteratura sui comportamenti pro-ambientali ha evidenziato l'esistenza di un divario tra consapevolezze, valori, intenzioni e comportamenti, influenzato da fattori individuali, sociali e contestuali, come norme sociali, abitudini, percezione della propria efficacia e condizioni concrete di scelta (Kollmuss e Agyeman, 2002). È su questo "ultimo miglio" che si colloca il progetto ECOSAR, orientato ad approfondire il contributo dell'economia comportamentale allo sviluppo delle aree rurali.

I cammini e, più in generale, le forme di fruizione lenta del territorio possono rappresentare un interessante laboratorio di osservazione. Attraverso l'esperienza diretta dei luoghi, essi consentono di approfondire il rapporto tra percezione del paesaggio, riconoscimento territoriale e possibili comportamenti di attenzione e cura, offrendo indicazioni utili sia per la ricerca sia per le politiche di sviluppo rurale. La sfida non consiste soltanto nel valorizzare ciò che i territori possiedono, ma nel comprendere quali esperienze e relazioni possano essere attivate. In questo senso, l'EET offre una chiave di lettura del passaggio dal territorio come insieme di risorse al territorio come spazio di relazioni e valore condiviso.

 

Bibliografia essenziale

  • Camagni, R. (2009). Territorial capital and regional development. In R. Capello & P. Nijkamp (Eds.), Handbook of Regional Growth and Development Theories (pp. 118-132). Edward Elgar.
  • Chan, K. M., Balvanera, P., Benessaiah, K., Chapman, M., Díaz, S., Gómez-Baggethun, E., ... & Turner, N. (2016). Why protect nature? Rethinking values and the environment. Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(6), 1462-1465.
  • Di Napoli, R., Tomassini, S. (2025) Agricoltura e Cammini: evidenze di territori attraversati dalla Via Francigena. Annuario dell'agricoltura italiana 2024, Vol. LXXVIII, pp. 370-375. Roma, CREA.
  • Fish, R., Church, A., Winter, M. (2016). Conceptualising cultural ecosystem services: A novel framework for research and critical engagement. Ecosystem Services, 21, 208-217.
  • Himes, A., Muraca, B., Anderson, C. B., Athayde, S., Beery, T., Cantú-Fernández, M., ... & Zent, E. (2024). Why nature matters: A systematic review of intrinsic, instrumental, and relational values. BioScience, 74(1), 25-43.
  • Ingold, T. (2000). The Perception of the Environment: Essays on Livelihood, Dwelling and Skill. London/New York. Routledge.
  • Kollmuss, A., Agyeman, J. (2002). Mind the gap: why do people act environmentally and what are the barriers to pro-environmental behaviour?. Environmental Education Research, 8(3), 239-260
  • Mayer, F. S., Frantz, C. M. (2004). The connectedness to nature scale: A measure of individuals' feeling in community with nature. Journal of Environmental Psychology, 24(4), 503-515.
  • Millennium Ecosystem Assessment (2005). Ecosystems and Human Well-being: Synthesis. Washington, DC. Island Press.
  • Nisbet, E. K., Zelenski, J. M., & Murphy, S. A. (2009). The nature relatedness scale: Linking individuals' connection with nature to environmental concern and behavior. Environment and Behavior, 41(5), 715-740.
  • Splendiani, S., Forlani, F. (2023). Il turismo dei cammini per la valorizzazione delle destinazioni italiane: modelli, strumenti manageriali e casi di studio. FrancoAngeli, Milano.
 

Davide Longhitano
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 153 luglio/agosto 2026