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Aree interne

L'agroindustria nelle aree interne: tra radicamento e ricambio

Nel 2024 quasi un terzo delle imprese alimentari e delle bevande opera nei territori interni. L'elevata quota di imprese attive segnala una diffusa operatività del tessuto produttivo esistente, mentre la diminuzione delle nuove iscrizioni evidenzia un progressivo indebolimento del ricambio imprenditoriale.

La trasformazione è parte dell'economia delle Aree Interne

Le Aree Interne (AI) vengono descritte soprattutto attraverso ciò che manca: popolazione, servizi, accessibilità (Lucatelli et al., 2022). È una lettura necessaria, ma incompleta. Accanto alle fragilità esiste una struttura produttiva che collega risorse agricole, competenze e mercati. L'industria alimentare e delle bevande (IAB) ne è una componente centrale, perché trasforma materie prime, trattiene valore aggiunto e sostiene occupazione non agricola.

L'analisi dei dati InfoCamere[1] per il periodo 2019-2024 restituisce una geografia meno marginale di quanto comunemente si immagini. Le AI non sono soltanto territori di produzione primaria, ma rappresentano anche una componente rilevante del sistema agroalimentare italiano. La domanda rilevante non è quindi se l'industria sia presente, ma quale capacità abbia di permanere, rinnovarsi e modificare la propria struttura.

Una presenza strutturale

Nel 2024 le AI ospitano 24.972 imprese IAB registrate, pari al 32,3% del totale nazionale, mentre il restante 67,7% risulta localizzato al di fuori dei territori interni. Il rapporto tra imprese attive e registrate raggiunge il 95,1% nelle AI e il 93,8% nel resto del Paese, indicando un elevato livello di operatività del settore in entrambi i contesti territoriali.

Questa consistenza assume un significato particolare perché le AI sono definite dalla distanza dai poli di offerta dei servizi essenziali, non da una generica appartenenza al mondo rurale. Nell'analisi vi rientrano i comuni intermedi, periferici e ultraperiferici della mappatura SNAI; poli, poli intercomunali e aree di cintura compongono il termine di confronto.

Il punto critico è la rigenerazione

Il 32,3% nazionale è un dato che nasconde differenze profonde. La quota di imprese IAB localizzate nelle AI passa dal 16,1% del Nord-Ovest al 25,8% del Nord-Est e al 29,3% del Centro. Sale al 37,5% nel Sud e raggiunge il 52,2% nelle Isole. Il ruolo produttivo dei territori interni cresce quindi procedendo verso il Mezzogiorno, dove la trasformazione alimentare e delle bevande rappresenta una componente ancora più rilevante delle economie locali. La distribuzione, tuttavia, non giustificherebbe una lettura uniforme. Nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, tra il 2019 e il 2024, le imprese registrate nelle AI diminuiscono meno di quelle localizzate nel resto delle rispettive ripartizioni. Lo stesso accade nelle Isole. Nel Centro e nel Sud, al contrario, la contrazione è più intensa nei territori interni. La perifericità rispetto ai servizi è una condizione comune, ma i sistemi produttivi e le traiettorie imprenditoriali restano territorialmente differenziati.

La consistenza dello stock non deve essere confusa con la capacità di generare nuove imprese. Nel 2024 il tasso di natalità è pari al 3,4% nelle AI e al 4,3% nel resto del Paese. Anche la mortalità è inferiore nei territori interni, 5,7% contro 6,4%, ma il saldo è negativo in entrambi i casi. Il tasso di crescita si attesta rispettivamente a -2,3% e -2,1%.

Il segnale più chiaro proviene dalle iscrizioni. Nelle AI scendono da 1.177 nel 2019 a 858 nel 2024, con una contrazione del 27,1%. Nel resto del Paese passano da 2.906 a 2.230, diminuendo del 23,3%. La quota delle AI sul totale delle nuove iscrizioni resta sostanzialmente stabile, tra il 27,8% e il 29,3%, ma su flussi progressivamente più ridotti.

Emergono così due dinamiche distinte. Da un lato, le imprese esistenti mostrano un'elevata operatività e una mortalità relativamente contenuta; dall'altro, il rallentamento delle nuove iscrizioni segnala una minore capacità di ricambio imprenditoriale. Definire le AI semplicemente come più resilienti sarebbe quindi impreciso. I dati descrivono piuttosto un sistema radicato, ma con un ricambio debole.

Le filiere seguono traiettorie diverse

La distinzione tra i due settori, alimentare e bevande, conferma che l'agroalimentare non è un blocco omogeneo. Le industrie alimentari contano 22.753 imprese registrate nelle AI e diminuiscono del 4,9% tra il 2019 e il 2024. Le industrie delle bevande sono molto meno numerose, 2.219 imprese, ma più concentrate nei territori interni: vi si localizza il 38% del totale nazionale del settore. Nel periodo osservato crescono inoltre del 2,9%.

Anche i comparti raccontano geografie specifiche. I prodotti da forno e farinacei sono il gruppo più numeroso, con 11.871 imprese, ma soltanto il 29% del comparto nazionale si trova nelle AI. Per oli e grassi vegetali e animali la quota sale al 57%; seguono bibite analcoliche e acque minerali con il 43,1% e vini da uve con il 40,1%.

Nel 2024 il vino è l'unico tra i principali comparti analizzati a registrare una crescita positiva nelle AI (+0,4%). Frutta e ortaggi (-0,5%), lattiero-caseario (-1,2%) e birra (-1,5%) arretrano, ma meno dei corrispondenti comparti nel resto del Paese. Questa associazione non dimostra che il radicamento territoriale determini una migliore performance; suggerisce però che risorse locali, reputazione e relazioni di filiera possono concorrere a sostenere la permanenza delle imprese.

Osservazioni conclusive

La prima implicazione è evitare una falsa alternativa tra nuove imprese e imprese esistenti. Il rallentamento delle iscrizioni richiede strumenti per l'avvio, la successione e il ricambio generazionale. L'elevata operatività della base produttiva esistente richiede, nello stesso tempo, investimenti, competenze, innovazione, cooperazione e accesso ai mercati.

La seconda implicazione è territoriale. Dove esistono specializzazioni riconoscibili, le politiche possono rafforzare i legami tra agricoltura, trasformazione, qualità, logistica, turismo e servizi. Dove il tessuto è più fragile, la priorità è costruire le condizioni abilitanti che la singola impresa non può produrre da sola: infrastrutture materiali e digitali, competenze, servizi avanzati e reti di cooperazione.

La tenuta osservata non garantisce la capacità futura di sviluppo. Senza ricambio, anche un sistema produttivo radicato può progressivamente indebolirsi. La questione per le AI è dunque trasformare la permanenza in una piattaforma per la rigenerazione, combinando politiche di filiera e politiche territoriali.

 
 

Bibliografia essenziale

  • Barca F., Casavola P., Lucatelli S. (a cura di) (2014), Strategia nazionale per le aree interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance, Materiali UVAL, n. 31. Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica.
  • Barrett, C. B., Reardon, T., Swinnen, J., & Zilberman, D. (2022). Agri-food value chain revolutions in low- and middle-income countries. Journal of Economic Literature, 60(4), 1316-1377. https://doi.org/10.1257/jel.20201539
  • Lucatelli S., Luisi D., Tantillo F. (a cura di) (2022), L'Italia lontana. Una politica per le aree interne. Donzelli editore.

Note

  • [1] Lo studio utilizza i dati Movimprese di Unioncamere, ricavati da un'estrazione InfoCamere realizzata per il CREA - Politiche e Bioeconomia. L'analisi riguarda le industrie alimentari (C10) e delle bevande (C11) secondo la classificazione ATECO 2025 e considera, per il periodo 2019-2024, imprese registrate, attive, iscritte e cessate. A differenza della dashboard pubblica Movimprese, che considera esclusivamente le sedi d'impresa, l'estrazione include anche le unità locali e può quindi restituire valori differenti.
  • Le AI comprendono i comuni classificati come aree intermedie, periferiche e ultra-periferiche secondo la mappatura della Strategia Nazionale per le Aree Interne (Barca et al., 2014), mentre il resto del Paese include i comuni appartenenti alle categorie poli, poli intercomunali e aree di cintura.

Nota

Il presente articolo propone una sintesi divulgativa del lavoro di ricerca «L'evoluzione dell'industria alimentare e delle bevande in Italia: specializzazione produttiva e demografia d'impresa nelle Aree Interne», presentato dagli Autori alla XLVII Conferenza scientifica annuale dell'AISRe, tenutasi a Firenze dal 24 al 26 giugno 2026.

Contributo realizzato nell'ambito del Programma Rete PAC 2025-2027 (MASAF), progetto esecutivo CR 03.09 - RURAL IN FOOD.

 
 

Francesco Licciardo, Stefano Tomassini, Tatiana Castellotti 
CREA, Politiche e Bioeconomia

 
 

PianetaPSR numero 154 settembre 2026