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Dal Pacchetto giovani allo starter pack. Indicazioni dall'esperienza italiana

La proposta europea per la PAC post-2027 punta su un sostegno integrato ai giovani agricoltori. La Rete Nazionale della PAC rilegge l'attuazione regionale per individuare indicazioni utili alla costruzione di uno starter pack accessibile, coordinato e vicino alle esigenze delle nuove imprese.

Il ricambio generazionale è una delle sfide decisive per il futuro dell'agricoltura europea. Nel 2020 l'età media degli agricoltori dell'Unione europea era di 57 anni e solo il 12% aveva meno di 40 anni. In Italia, nello stesso anno, gli under 40 rappresentavano il 9,3% dei capi azienda, con una riduzione del 43% rispetto al 2010. La scarsa presenza di giovani non riguarda soltanto il ricambio tra generazioni, ma riduce anche la capacità dell'agricoltura di innovare, garantire la continuità produttiva e contribuire alla vitalità delle aree rurali.

Da questa esigenza nasce la proposta europea di uno starter pack per i giovani agricoltori nella PAC post-2027. Il presupposto è che il premio di insediamento, da solo, non sia sufficiente ad avviare e consolidare un'impresa. Lo starter pack dovrebbe integrare il sostegno all'avviamento con investimenti, strumenti finanziari, formazione, consulenza e servizi di accompagnamento. La sua efficacia dipenderà inoltre da condizioni più favorevoli di accesso alla terra e al credito, che rientrano nel più ampio quadro delle politiche per il ricambio generazionale.

Per l'Italia non si tratta di partire da zero. Introdotto nei Programmi di sviluppo rurale 2007-2013 e riproposto nelle programmazioni successive, il pacchetto giovani ha collegato il premio di primo insediamento a un piano aziendale e, soprattutto, agli investimenti. In alcuni programmi regionali ha incluso anche formazione, consulenza, diversificazione e cooperazione. Nella programmazione 2014-2022 è stato adottato in 13 programmi regionali su 21, con configurazioni e vincoli differenti. La varietà delle modalità di attuazione consente oggi di individuare alcune indicazioni utili per disegnare il futuro starter pack. 

Dalle lezioni del passato alle azioni: cinque indicazioni per costruire il futuro starter pack

Dalle lezioni del passato alle azioni: cinque indicazioni per costruire il futuro starter pack

1. Non esiste un unico modello regionale

Le Regioni hanno attuato il pacchetto giovani in modi diversi. Alcune hanno concentrato il sostegno sul binomio premio-investimenti; altre hanno incluso anche formazione, consulenza, diversificazione o cooperazione. È variato anche il grado di obbligatorietà delle misure collegate. Queste scelte hanno permesso di adattare il pacchetto ai fabbisogni territoriali, ma hanno prodotto condizioni di accesso e impegni differenti per i beneficiari.

Per il futuro starter pack occorre conciliare l'adattamento ai diversi contesti territoriali con alcuni elementi comuni, collegando il premio di insediamento agli investimenti, attivando formazione e consulenza sulla base dei fabbisogni effettivi del progetto e coordinando procedure e tempi.

2. Le misure funzionano se dialogano tra loro

La qualità del pacchetto non dipende dal numero degli interventi inclusi, ma dal loro effettivo coordinamento. Il premio, gli investimenti e i servizi di accompagnamento devono concorrere agli stessi obiettivi ed essere gestiti con procedure, tempi e risorse coerenti. Quando il giovane deve presentare domande separate e affrontare istruttorie e scadenze non coordinate, l'integrazione resta solo formale e non si traduce in un sostegno realmente efficace all'insediamento.

Per il futuro starter pack, occorre quindi coordinare non soltanto gli interventi, ma anche le procedure amministrative. Una domanda unica, o un fascicolo progettuale integrato, potrebbe collegare le diverse forme di sostegno, ridurre le duplicazioni documentali e allineare i tempi di istruttoria e di pagamento.

3. Il piano aziendale deve essere il fulcro del pacchetto

Il piano aziendale è il principale elemento di continuità tra il pacchetto giovani e lo starter pack. Non dovrebbe servire soltanto a giustificare gli investimenti richiesti, ma a verificare la coerenza tra gli obiettivi di sviluppo, i fabbisogni finanziari e formativi, gli interventi previsti, i tempi di realizzazione e i risultati attesi.

Per il futuro starter pack, il piano aziendale dovrebbe consentire di valutare il progetto nel suo insieme e premiare la coerenza tra premio, investimenti, formazione, consulenza e obiettivi di sviluppo, anziché i singoli requisiti o interventi. Dovrebbe inoltre costituire il riferimento per verificare nel tempo la realizzazione degli investimenti e il conseguimento degli obiettivi previsti. Il monitoraggio dovrebbe considerare anche la permanenza dell'impresa, la sua capacità di consolidarsi e i risultati conseguiti in termini di innovazione.

4. Requisiti e vincoli non devono ostacolare i nuovi entranti

Le configurazioni regionali più complesse del pacchetto giovani, soprattutto quando caratterizzate da numerosi vincoli e da procedure non coordinate, potevano rendere più onerosa la predisposizione del progetto, in particolare per i nuovi entranti privi di una base aziendale o patrimoniale. Anche requisiti troppo rigidi relativi alla dimensione aziendale, alle garanzie o alla dotazione patrimoniale rischiano di penalizzare le piccole imprese in avvio e i progetti che combinano produzione, trasformazione, vendita diretta e servizi.

Per rendere lo starter pack accessibile anche ai nuovi entranti, occorre calibrare requisiti e garanzie sulle caratteristiche delle imprese in avvio e offrire un adeguato supporto tecnico nella preparazione della domanda. Sarebbe inoltre opportuno prevedere un raccordo tra le procedure di accesso agli interventi della PAC e i procedimenti per il rilascio delle autorizzazioni edilizie, ambientali, paesaggistiche e sanitarie necessarie alla realizzazione degli investimenti.

5. Competenze e accompagnamento non sono aspetti accessori

Formazione e consulenza hanno avuto un peso variabile nell'attuazione regionale del pacchetto giovani, ma sono decisive nei primi anni di attività. I giovani devono infatti acquisire competenze tecniche, gestionali, digitali e commerciali e sapersi orientare tra norme, mercati e opportunità di finanziamento. Senza un adeguato accompagnamento, anche un investimento ben progettato rischia di non esprimere pienamente il proprio potenziale.

Lo starter pack dovrebbe quindi prevedere servizi di consulenza e tutoraggio, oltre a informazioni facilmente accessibili, dalla preparazione della domanda ai primi anni di attività. Un accompagnamento calibrato sui fabbisogni del progetto può aiutare i giovani a definire investimenti realistici, stimare correttamente i costi e i tempi e consolidare l'impresa, soprattutto quando entrano nel settore senza una precedente esperienza familiare.


La vera innovazione del passaggio dal pacchetto giovani allo starter pack consiste nel trasformare misure diverse in un sostegno coordinato, accessibile ai giovani e gestibile dalle amministrazioni. L'esperienza italiana mostra che l'integrazione può rafforzare il sostegno all'insediamento solo quando riguarda anche le procedure, i tempi, le competenze e i servizi.

Per la PAC post-2027, la sfida sarà passare dall'erogazione del contributo a una politica di accompagnamento imprenditoriale. Basato su una cornice comune ma adattabile ai diversi contesti territoriali, lo starter pack dovrà essere costruito attorno a un piano aziendale credibile, così da sostenere sia l'ingresso dei giovani in agricoltura sia il consolidamento di imprese solide, innovative e durature.

Per approfondire

 

Contributo realizzato nell'ambito del Programma Rete Pac 2025-2027 (Masaf), progetto esecutivo CR 03.07 - GeDAgri. Giovani e Donne in Agricoltura

 

Francesco Licciardo, Barbara Zanetti
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 154 settembre 2026