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Risorse idriche

La Strategia europea per la resilienza idrica: implicazioni per l'agricoltura e il settore irriguo

La strategia dell'Unione europea integra tutela degli ecosistemi, gestione della domanda, investimenti, innovazione e politiche agricole. Molti punti attuativi sono tuttavia in discussione.

L'Agenzia europea dell'ambiente stima che l'agricoltura rappresenti mediamente il 29% dei prelievi e circa la metà degli usi idrici annuali dell'UE, con un potenziale teorico di risparmio del 5-20%, ma sottolinea l'elevata variabilità territoriale e l'incertezza delle stime [1]. Proprio in quanto principale utilizzatore, l'agricoltura può, tuttavia, contribuire alla soluzione, attraverso un ampio paniere di pratiche e investimenti per incrementare la capacità dei suoli di trattenere più acqua, efficientare le infrastrutture, favorire il riuso sicuro, attuare irrigazione di precisione e corretta gestione dei nutrienti [2] [3].

Una strategia comune per il ciclo dell'acqua

La Strategia europea per la resilienza idrica (European Water Resilience Strategy - WRS) [4], adottata dalla Commissione europea a giugno 2025, mira ad accelerare l'attuazione dell'acquis(1) UE sulle acque, collegando la Direttiva quadro sulle acque e la Direttiva alluvioni alle politiche climatiche, agricole, industriali e di coesione.

La strategia nasce per rispondere in modo strutturato a una crisi ambientale ed economica sempre più evidente, amplificata dagli effetti tangibili dei cambiamenti climatici, che minaccia direttamente la stabilità sociale e la competitività industriale del continente. La WRS nasce dunque dal riconoscere all'acqua il valore di patrimonio essenziale alla base di tutte le attività produttive ed ecosistemiche. Perseguire la resilienza idrica significa aumentare la capacità di territori, ecosistemi e sistemi produttivi di prevenire gli shock, assorbirne gli effetti e adattarsi, mantenendo nel tempo un equilibrio sostenibile tra disponibilità, domanda, qualità della risorsa e funzionamento degli ecosistemi.

La Strategia persegue tre obiettivi: ripristinare e proteggere il ciclo dell'acqua, dalla sorgente al mare; costruire un'economia europea water-smart, più efficiente, circolare e competitiva; garantire a tutti acqua pulita e servizi igienico-sanitari sicuri e accessibili. Definisce cinque ambiti di intervento abilitanti: governance; investimenti e infrastrutture; digitalizzazione; ricerca e competenze; sicurezza e preparazione alle crisi, con tappe al 2027, 2030 e 2033.

La WRS fissa l'obiettivo non vincolante di migliorare l'efficienza idrica nell'UE di almeno il 10% entro il 2030, invitando gli Stati membri a fissare traguardi coerenti con le condizioni nazionali e territoriali. Non impone, quindi, a ogni settore una riduzione uniforme degli usi del 10% ma rimanda ad una metodologia comune e successivi parametri di riferimento che sono previsti in vista della revisione intermedia del 2027. Resta tuttavia la necessità di definire chiaramente come sia stata o verrà valutato il valore di efficienza idrica di partenza e il suo successivo incremento, considerando che dati disaggregati a livello regionale che riflettano le diverse condizioni climatiche, orografiche e produttive e distinti per settore potrebbero non essere omogeneamente disponibili a livello UE.

Alla PAC e ai relativi piani strategici è affidato un ruolo operativo: sostenere pratiche e investimenti che migliorino salute e ritenzione idrica dei suoli, riducano erosione e inquinamento e aumentino efficienza irrigua e riuso (Tabella 1). Alle misure agro-climatico-ambientali e agli investimenti aziendali e collettivi si affiancano le innovazioni del PEI-AGRI, gli strumenti dell'AKIS e i programmi europei di ricerca, tra cui Horizon Europe, PRIMA e Interreg [5].

Molte azioni sono già presenti nella politica di sviluppo rurale e nel PSP italiano, ma le risorse devono concorrere a numerosi obiettivi ambientali, economici e sociali. Da qui la proposta di un fondo UE dedicato alla resilienza idrica, capace di sostenere anche le infrastrutture necessarie alla disponibilità d'acqua per l'agricoltura.

Il principio Water Efficiency First

Il principio Water Efficiency First, azione faro formalizzata dalla Raccomandazione (UE) 2025/1179 [6], introduce una priorità di attuazione degli interventi: contenerne la domanda, ridurre le perdite, promuovere una cultura del risparmio e del riuso circolare dell'acqua sia in ambito civile che agricolo, prima di ricorrere a nuove fonti. Per il settore agricolo questa impostazione, tuttavia, sembra porsi in contrasto con la necessità dei territori di fronteggiare l'irregolarità delle precipitazioni accumulando acqua quando disponibile. In linea generale, dovrebbero essere prese in considerazione tutte le soluzioni utili, attuate secondo le priorità ed esigenze localmente definite, capaci di produrre benefici differenti e non sempre sostituibili.

Dalla strategia all'attuazione: il percorso europeo e italiano per il settore agricolo

La gestione sostenibile dell'acqua in agricoltura integra l'EU Water Acquis con norme su scarsità idrica, biodiversità ed economia circolare [7]. La loro effettiva applicazione è quindi parte integrante del percorso europeo e nazionale di attuazione della Strategia.

Un Actions Tracker pubblico segue l'avanzamento delle principali azioni della Strategia. Sulla base delle valutazioni dei Piani di gestione delle acque e del rischio alluvioni, tra il 2025 e il 2026 la Commissione ha inoltre avviato dialoghi strutturati con gli Stati membri per tradurre gli obiettivi comuni in priorità operative. La revisione intermedia della Strategia è prevista nel 2027.

Nel terzo ciclo dei Piani di gestione la Commissione riconosce all'Italia progressi nella conoscenza e nel monitoraggio, ma segnala una distanza ancora ampia dal buono stato, soprattutto ecologico [9]. Circa il 44% dei corpi idrici superficiali raggiunge uno stato o potenziale ecologico buono o elevato e poco più del 75% è in buono stato chimico, con forti differenze territoriali.

La Commissione indica per l'Italia come priorità il rafforzamento del controllo dei prelievi e degli usi non registrati, la revisione periodica delle autorizzazioni, l'armonizzazione delle analisi tra distretti, la piena applicazione dei deflussi ecologici e la riduzione delle pressioni da nutrienti e pesticidi. Raccomanda inoltre di sviluppare previsioni di lungo periodo su domanda e disponibilità, migliorare la programmazione e il finanziamento degli interventi, promuovere le soluzioni basate sulla natura e rendere più trasparenti l'analisi economica, il recupero dei costi e gli incentivi all'uso efficiente dell'acqua.

Lo scorso luglio 2026, questi temi sono entrati nel primo incontro tecnico del Dialogo strutturato tra Commissione europea e Italia. I prossimi articoli approfondiranno il quadro di riferimento normativo e lo stato di attuazione in merito a misurazione degli usi [10], Piano strategico della PAC, tutela delle acque da nitrati, ed effetti territoriali degli investimenti irrigui.

I punti aperti del dibattito

A poco più di un anno dalla sua adozione, la discussione è ancora aperta su come tradurre la Strategia in obiettivi misurabili e risultati verificabili. Particolarmente critico risulterà stabilire se e come tradurre l'obiettivo europeo di miglioramento dell'efficienza idrica in target nazionali, territoriali e settoriali, evitando una riduzione uniforme imposta a realtà molto diverse, e chiarire quando siano giustificate misure di aumento dell'offerta, insieme a riduzione della domanda ed efficienza. Inoltre, occorrerà stabilire quanto la resilienza idrica debba diventare un obiettivo riconoscibile e monitorabile della PAC post-2027, mantenendo misure accessibili e remunerative per gli agricoltori.

 

Per approfondire

 

Note

  • (1) L'insieme delle norme vincolanti dell'Unione europea in materia di acque che disciplinano la protezione dei corpi idrici, la qualità dell'acqua, i servizi idrici e l'uso sicuro dell'acqua
 

Marianna Ferrigno
CREA PB

 
 

PianetaPSR numero 154 settembre 2026