
Il dibattito sul futuro dell'agricoltura continentale si accende mentre a livello comunitario si costruisce la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2028-2034.? La questione, che tocca da vicino la tenuta del mercato unico e la sopravvivenza dei distretti produttivi pił strategici, č stata al centro del convegno istituzionale promosso dall'On. Marco Cerreto e dal Presidente di Italia Ortofrutta, Andrea Badursi, svoltosi il 19 giugno 2026. L'incontro ha avuto come focus il settore ortofrutticolo e visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni di Bruxelles e di Roma, ricercatori e organizzazioni di categoria, uniti nel lanciare un chiaro segnale d'allarme rispetto ai rischi legati ala proposta di riforma della Commissione Europea.
L'ortofrutta non č una voce marginale dell'economia nazionale. Rappresenta ben il 26% della produzione agricola italiana, sostenuta da un network di 160 Organizzazioni di Produttori (OP) e 18.000 aziende agricole, per un totale di 132 mila ettari coltivati e un fatturato complessivo di 3 miliardi di euro.
Come evidenziato dai vertici di Italia Ortofrutta, le OP non sono semplici intermediari, ma vere e proprie imprese di mercato che in questi anni hanno saputo garantire:
Il fulcro della preoccupazione di accademici, tecnici ministeriali e associazioni (Coldiretti, Cia, Confagricoltura) risiede in due pilastri della proposta di riforma della Commissione: l'istituzione di un Fondo Unico e l'introduzione di un obbligo di cofinanziamento nazionale al 30% per l'ortofrutta.
Questi meccanismi introducono un forte rischio di "nazionalizzazione" della PAC. Se la gestione finanziaria e le regole di cofinanziamento vengono delegate ai singoli Stati membri, si rischia di compromettere il principio di proporzionalitą e di generare asimmetrie competitive insostenibili. La Francia, ad esempio, ha gią espresso netta contrarietą alla formula della Commissione, proponendo una quota fissa al 50% con possibilitą di deroghe per evitare disparitą. Anche la Spagna e il Portogallo denunciano la complessitą della transizione, sottolineando come la pianificazione pluriennale dell'Organizzazione Comune di Mercato (OCM) non possa essere smantellata repentinamente senza esporre il fianco alla concorrenza sleale dei mercati extra-UE.
Per la comunitą scientifica e i ricercatori, la sfida non č solo difendere l'esistente, ma indirizzare l'evoluzione del settore. I dati UE mostrano una chiara tendenza verso le OP Transnazionali e le Associazioni di Organizzazioni di Produttori (AOP), formule che superano i confini statali e che oggi coinvolgono il 14% dei produttori europei. Italia, Francia e Spagna rimangono i principali pilastri di questo modello aggregativo.
Sul fronte della sostenibilitą, il superamento di un ambientalismo puramente ideologico sta lasciando spazio a un approccio pragmatico e scientifico. In quest'ottica, il mondo agricolo chiede con forza tutele e deroghe armonizzate sull'uso dei fitofarmaci, guardando con forte interesse alle TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita). Queste biotecnologie innovative, nettamente distinte dagli OGM tradizionali, rappresentano lo strumento chiave per coniugare la resilienza climatica e la produttivitą delle colture.
Gli europarlamentari e i rappresentanti politici intervenuti al convegno hanno ribadito che il Parlamento Europeo monitorerą strettamente i negoziati per evitare che la PAC si trasformi in un mero "fornitore di denaro" privo di una visione d'insieme. Tra le proposte emerse per mitigare i rischi della riforma figurano:
Barbara Grisafi
CREA PB
PianetaPSR numero 154 settembre 2026