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Piemonte
 
MISURA 221

Il primo imboschimento rilancia la pioppicoltura

Il primo bilancio del bando 2010 in chiave Health Check per i cambiamenti climatici registra invece molte rinunce per l'arboricoltura da legno - Impegnati il 40% dei fondi disponibili.

Entra nel vivo della fase attuativa la misura 221 del PSR 2007-13 "Primo imboschimento dei terreni  agricoli", una misura tornata all'attenzione dopo l'aggiornamento della Politica agricola in chiave Health Check e che raccoglie la sfida di mitigazione degli effetti negativi dei cambiamenti climatici.  La dotazione della misura per il periodo 2007-2013 è di 33  milioni di euro, dei quali oltre 23,4 assorbiti dal pagamento dei cosiddetti trascinamenti (il pagamento dei premi annui di mancato reddito e di manutenzione relativi agli impianti a ciclo medio-lungo realizzati da agricoltori e altri  soggetti privati nei precedenti periodi di programmazione).
Con la dotazione disponibile per nuovi rimboschimenti (9,6 milioni di euro) nel 2010 è stato emanato un nuovo bando.
Le tipologie di intervento ammesse sono tre:

  1. arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo,  di durata minima pari a 15 anni;
  2. arboricoltura da legno a ciclo breve, di durata inferiore ai 15 anni e superiore agli 8: la pioppicoltura;
  3. bosco permanente, con lo scopo di creare popolamenti forestali  naturaliformi, con destinazione non reversibile.

 La risposta in fase di presentazione, anche a confronto con i bandi dei precedenti periodi di programmazione, è stata buona: 347  domande di aiuto presentate, così ripartite per tipologia: 254 per  l'arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo (di seguito ADL), 83  per la pioppicoltura e 10 per il bosco, per una superficie complessivamente  interessata pari a 1.620 ha, con una ripartizione tra province in cui prevale Alessandria sia come numero di domande sia come superfici, seguita da Asti per il numero di domande (in particolare per la tipologia 1) e da Torino per le superfici  (in particolare per la tipologia 2). 
L'istruttoria delle domande di aiuto e dei progetti, svolta per la gran parte entro l'estate 2011, ha determinato un vistoso calo delle domande, soprattutto per  l'arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo, mentre ha tenuto la pioppicoltura, meno  toccata dalle rinunce. Il  totale dei contributi di impianto ammessi a fine istruttoria è di 3,41  milioni di euro, aggiungendo i premi annui per i mancati redditi e per  la manutenzione (tipologie 1 e 3) si prevede un fabbisogno di circa 4  milioni di euro entro il 2013, una richiesta inferiore alle disponibilità.
Attualmente sono in corso le attività di accertamento esecuzione lavori da  parte degli uffici regionali, cui si affianca la verifica della superficie impiantata tramite GPS, per evitare di incorrere nei prossimi anni  nei problemi di tare ed anomalie emersi con gli impianti effettuati  tramite il regolamento 2080/92.
L'arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo non ha avuto molto successo in pianura, mentre continua ad essere  vista con un certo interesse dalle piccole aziende delle aree collinari  e montane. Tra i pioppeti invece ben il 24% degli impianti ha una  superficie superiore ai 10 ettari, solo il 52% superficie inferiore ai 5 ettari.
Interessante è il confronto con i dati provvisori sulle superfici imboschite delle precedenti programmazioni: la pioppicoltura mostra una significativa ripresa, mentre l'arboricoltura a ciclo-medio lungo subisce un netto calo con una superficie richiesta inferiore alla metà della precedente programmazione di 1.100 ettari. Le ragioni del drastico calo, evidenziato già alcuni anni fa nella gran  parte delle altre Regioni, sono molteplici, alcune interne all'ambito delle misure per l'imboschimento, altre esterne, di natura globale:

  1. a) la crisi economica che dura da alcuni anni, le oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli e l'incertezza sulla riforma della PAC, tutti pesanti deterrenti nel realizzare un investimento che impegnerà il terreno agricolo per almeno 15-20 anni;
  2. b) le difficoltà di conduzione riscontrate e i risultati insoddisfacenti per la qualità delle produzioni legnose negli arboreti con latifoglie di pregio realizzati con il 2080 (oltre 5.000 ettari solo in  Piemonte);
  3. c) la sfiducia derivata dai ritardi nei pagamenti dei premi annui relativi agli impianti del 2080 e della  misura H, anche se dal 2011 è  iniziata un'inversione di rotta con tempi accettabili nella liquidazione degli importi;
  4. d) la difficoltà di approvvigionamento di materiale vivaistico di latifoglie autoctone arboree ed  arbustive. In assenza di un'uscita regolare dei  bandi per l'imboschimento, i vivaisti locali non  hanno la possibilità di programmare la produzione; quindi per gli impianti, invece di valorizzare le  provenienze piemontesi per la raccolta dei semi  (classificate a più riprese a partire dal 2000), si  finisce per ricorrere a materiale estero di difficile  reperibilità per le specie e le quantità desiderate, spesso di qualità non adeguate.
 
 
 

Andrea Gamba - Lorenzo Camoriano - Cristina Magnani

 
 
 

PianetaPSR numero 15 - novembre 2012