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Riforma PAC

PAC: l'Italia chiede più flessibilità per il greening

La richieste del ministro Catania al Consiglio agricolo: abbassare la soglia del 7% delle "aree ecologiche" e per la diversificazione due colture per aziende fino a 50 ettari, tre per le più grandi

Dopo il vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo del 22 e 23 novembre, concluso con un nulla di fatto sul budget 2014-2020, il negoziato sulla riforma Pac è tornato dal centro dell'attenzione del Consiglio europeo dei ministri dell'agricoltura e della pesca. In particolare, i ministri agricoli dei 27 Paesi hanno discusso del cosiddetto "greening", la clausola  ambientale fortemente voluta dal Commissario all'Agricoltura, Dacian Ciolos, alla quale è agganciato - secondo la proposta di regolamento dell'esecutivo comunitario - il 30% del budget dei pagamenti diretti.
Un vincolo di destinazione degli aiuti che, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe rafforzare la missione ambientale della nuova Pac che governerà l'agricoltura europea a partire dal 2014, finalizzata alla produzione di beni pubblici per eccellenza, quali sono appunto quelli ambientali.
Il principio non è stato messo in discussione, ma molti Stati membri hanno contestato le modalità previste che finirebbero col rappresentare una gabbia troppo stretta per l'attività agricola delle imprese, aumentando anche la complessità del sistema dei pagamenti, gli oneri a carico delle imprese e, non da ultimo, il rischio di sovrapposizione con la collaudata formula dei pagamenti agroambientali attualmente finanziati con i fondi dello Sviluppo Rurale..
Per l'agricoltura italiana, dove la piccola dimensione aziendale e le caratteristiche produttive renderebbero ancora più complessa l'attuazione di questo "pacchetto verde", secondo le proiezioni dei massimali previsti nella bozza di regolamento per gli aiuti diretti di ciascun Paese partner, si tratta di una partita finanziaria stimata intorno a 1,2 miliardi di euro.
Queste considerazioni sono alla base delle richieste delle modifiche avanzate dal ministro delle Politiche, Mario Catania, nel corso del Consiglio europeo riunito a Bruxelles il 27 e 28 novembre. In sostanza, la delegazione italiana chiede un sistema più flessibile e di più semplice attuazione per gli Stati Membri. 
"Credo che sia necessario discutere della percentuale del 7 per cento relativa alla ecological focus area: si tratta di una soglia troppo elevata, ritengo che si debba arrivare a un accordo su un livello più ragionevole", ha sottolineato il ministro Catania. Il riferimento è alla proposta della Commissione che prevede, come si ricorderà,  per l'agricoltore che dispone di almeno 3 ettari di seminativo e colture permanenti, l'obbligo destinare almeno il 7%  della superficie a infrastrutture ecologiche, che spaziano dai terrazzamenti alle fasce tampone, dai filari di alberi alle siepi.
Stesso discorso per  la diversificazione produttiva che, secondo la proposta della Commissione pone l'obbligo all'agricoltore di attuare una diversificazione colturale con almeno tre colture diverse: non oltre il 70% deve essere destinato alla coltura principale, la minore non meno del 5% della superficie disponibile. 
"In merito a questo punto - ha aggiunto Catania - penso che sarebbe interessante riflettere sulla possibilità di un'applicazione della misura a seconda della grandezza dell'azienda. Sono d'accordo sull'obbligo di 3 colture per le grandi aziende, quelle sopra i 50 ettari ad esempio, mentre per quelle di medie dimensioni è opportuno mantenere l'obbligo di 2 colture. Per le piccole aziende, invece, è giusto stabilire l'esclusione dall'obbligo della diversificazione, così come è giusto non imporre il vincolo ai pascoli permanenti e le colture arboree, che hanno già un forte valore ambientale e non dovrebbero essere comprese nel greening.
Riferendosi, infine, al testo del Negotiating box, proposto dal presidente Van Rompuy nel corso dell'ultimo Consiglio europeo, il ministro italiano ha fatto rilevare che, per quanto riguarda le misure di inverdimento, contiene una formulazione molto particolare: cioè che tutti gli agricoltori sono obbligati al rispetto del greening, quindi anche i piccoli agricoltori (mentre la proposta della Commissione prevede che l'obbligo scatta per gli agricoltori che hanno almeno tre ettari. "Quel 'tutti' merita una riflessione e una segnalazione, pertanto -  ha aggiunto il ministro - invito il Commissario Ciolos a far presente al presidente Barroso che quella formulazione dovrebbe essere corretta eliminando il termine 'tutti'".

 
 
 

Redazione PianetaPsr

 
 
 

PianetaPSR numero 15 - novembre 2012